Abstract
Il contributo esamina l’impatto ambientale del settore moda – in termini di emissioni, consumo di risorse e inquinamento da microplastiche – e analizza l’evoluzione del quadro normativo europeo volto a promuovere la transizione del comparto tessile verso modelli di economia circolare. Dopo aver richiamato il ruolo del “Circular Economy Action Plan” del 2015 e del 2020, l’elaborato approfondisce la Strategia dell’UE per i prodotti tessili sostenibili e circolari e i principali strumenti normativi ad essa collegati. Viene infine esaminato il “Transition Pathway for the Textiles Ecosystem” quale strumento di attuazione industriale della transizione, evidenziando come la sostenibilità nel settore moda sia divenuta un parametro giuridico di conformità e competitività.
Il costo ambientale della moda: emissioni, risorse naturali e fast-fashion
L’industria della moda è oggi uno dei settori con il maggiore impatto ambientale, nonostante spesso non venga percepita come tale.
Nel 2020, il consumo di prodotti tessili nell’Unione Europea ha generato circa 270 kg di CO₂ per abitante, per un totale di 121 milioni di tonnellate di emissioni. Già negli anni precedenti, la produzione di abbigliamento destinato al mercato europeo aveva evidenziato un’impronta climatica particolarmente rilevante, con una quota prevalente delle emissioni generata al di fuori dei confini dell’Unione, a conferma della marcata delocalizzazione che caratterizza la catena globale del valore nel settore moda.
Dal punto di vista delle risorse naturali, il settore tessile è:
- terzo in Europa per consumo di suolo e acqua potabile;
- quinto per utilizzo di materie prime.
Basti pensare che per produrre una sola maglietta in cotone bisogna impiegare circa 2.700 litri di acqua, un volume pari a quanto una persona dovrebbe bere in due anni e mezzo. Ogni cittadino europeo, attraverso il consumo di prodotti tessili, contribuisce quindi a un utilizzo significativo di suolo, acqua e materie prime, con effetti rilevanti sull’impatto ambientale del settore tessile.
Parallelamente, la diffusione delle fibre sintetiche – che rappresentano oggi il 62% della produzione globale – ha aggravato il problema delle microplastiche. In Europa vengono rilasciate ogni anno 13.000 tonnellate di microfibre tessili nelle acque superficiali.
Tale impatto è strettamente connesso al modello del fast-fashion, espressione affermatasi nel 1989 sulle pagine del New York Times in occasione dell’apertura di nuove boutique sulla Lexington Avenue, per descrivere una clientela orientata alla costante ricerca dell’ultima tendenza e una nuova propensione alla “moda veloce”.
Oggi questo sistema incentiva un consumo frequente e una rapida sostituibilità dei capi, riducendone la durata media e mantenendo il settore ancorato a una logica lineare di produzione-consumo-smaltimento. Non a caso, secondo le stime europee, solo l’1% degli abiti usati viene riciclato in nuovi prodotti tessili, mentre la maggior parte è destinata a incenerimento o discarica.
Questi dati dimostrano che la sostenibilità nel settore moda non è più una questione reputazionale, ma una necessità strutturale che richiede interventi normativi coerenti con i principi dell’economia circolare.
Economia circolare e settore tessile: la normativa europea
La transizione verso un’economia circolare nel settore tessile trova il proprio fondamento nel Piano d’azione per l’economia circolare, articolato in due fasi fondamentali: il primo piano adottato nel 2015 e il successivo rilancio nel 2020 nell’ambito del Green Deal europeo.
Il Circular Economy Action Plan del 2015 ha rappresentato il primo intervento organico volto a superare il modello lineare di produzione-consumo-smaltimento, introducendo misure in materia di prevenzione dei rifiuti, promozione del riutilizzo, responsabilità estesa del produttore e sviluppo del mercato delle materie prime secondarie. In questa fase, il settore tessile non era ancora oggetto di una disciplina settoriale autonoma, ma rientrava nel più ampio ripensamento delle politiche sui rifiuti e sull’uso efficiente delle risorse.
Il Circular Economy Action Plan del 2020 segna un’evoluzione qualitativa: la circolarità viene elevata a pilastro della politica industriale europea e integrata nella strategia di crescita sostenibile dell’Unione. In questo secondo piano, il settore tessile viene espressamente individuato come una delle catene del valore prioritarie su cui intervenire, insieme a plastica, elettronica e batterie.
In questo contesto assume particolare rilievo la Direttiva (UE) 2018/851, che rafforza gli strumenti normativi a sostegno dell’economia circolare. La riforma promuove una gestione dei rifiuti orientata al riutilizzo, al riciclo di qualità e alla tracciabilità dei flussi, includendo espressamente i rifiuti tessili tra le categorie di rifiuti urbani. Tale inclusione riveste un’importanza strategica: qualificare i tessili come parte integrante dei flussi urbani significa assoggettarli a obblighi di raccolta e recupero e integrarli stabilmente nelle politiche pubbliche di gestione dei rifiuti.
Con il piano del 2020, l’Unione Europea non si limita più a disciplinare la gestione dei rifiuti, ma anticipa l’intervento alla fase di progettazione del prodotto, ponendo le basi per requisiti obbligatori di durabilità, riparabilità e riciclabilità. Si afferma così un principio centrale: la sostenibilità nel settore moda deve essere ex ante nel ciclo di vita del prodotto, non corretta ex post attraverso la sola gestione del rifiuto.
Il Piano d’azione per l’economia circolare costituisce dunque la cornice strategica da cui discendono gli interventi successivi specificamente dedicati al comparto tessile, tra cui la Strategia dell’UE per i prodotti tessili sostenibili e il “Transition Pathway for the Textiles Ecosystem”.
In che modo la Strategia UE per il tessile sostenibile incide nel settore moda?
In attuazione del “Circular Economy Action Plan del 2020”, la Commissione europea ha adottato nel 2022 la Strategia dell’UE per i prodotti tessili sostenibili e circolari, primo documento organico interamente dedicato al comparto tessile.
Tale strategia delinea un insieme organico di interventi destinati a trasformare strutturalmente il settore tessile europeo, incidendo tanto sulla progettazione dei prodotti quanto sull’organizzazione della filiera globale.
In primo luogo, la progettazione ecocompatibile diventa il fulcro della riforma. Il Regolamento (UE) 2024/1781 introduce requisiti vincolanti in materia di durabilità, riparabilità, riciclabilità, contenuto di fibre riciclate e riduzione delle sostanze che destano preoccupazione, estendendo l’approccio dell’ecodesign oltre i prodotti energetici. Il passaporto digitale del prodotto rappresenta uno degli strumenti più innovativi della disciplina: diventa una soluzione che garantisce tracciabilità e trasparenza lungo la filiera tessile, fornendo informazioni su composizione, prestazioni ambientali, contenuto riciclato e possibilità di recupero a fine vita.
Un secondo profilo riguarda la distruzione dei prodotti invenduti o restituiti, pratica ritenuta incompatibile con gli obiettivi dell’economia circolare. Nell’ambito dell’ESPR sono previsti obblighi di trasparenza per le imprese e la possibilità di introdurre divieti specifici per la distruzione dei beni, inclusi i tessili, segnando un passaggio rilevante nel superamento delle logiche tipiche del fast-fashion.
La Strategia affronta inoltre il tema dell’inquinamento da microplastiche, tramite interventi tecnici volti a ridurre il rilascio di microfibre durante il lavaggio, il miglioramento del trattamento delle acque reflue e l’incentivazione di soluzioni progettuali idonee a limitare la dispersione nell’ambiente.
Sul piano della comunicazione ambientale, la disciplina si coordina con la Direttiva (UE) 2024/825, che modifica la normativa sulle pratiche commerciali sleali per contrastare il greenwashing. In tal modo, la sostenibilità nel settore moda non si configura più soltanto come un obiettivo industriale, ma diventa oggetto di controllo giuridico anche sotto il profilo informativo e pubblicitario.
La dimensione internazionale della filiera tessile è affrontata attraverso strumenti quali la Direttiva (UE) 2024/1760 sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, che impone alle imprese di maggiori dimensioni obblighi di individuazione, prevenzione e mitigazione degli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente lungo l’intera catena del valore. Il settore tessile, caratterizzato da catene produttive globali e da elevata esposizione a rischi sociali e ambientali, costituisce uno degli ambiti di applicazione più rilevanti di tale disciplina.
Parallelamente, la Strategia promuove l’adozione di modelli di business circolari, quali il riutilizzo, i servizi di riparazione, il mercato dell’usato e il “prodotto come servizio”, al fine di dissociare la crescita economica del settore moda dalla produzione di rifiuti e dal consumo eccessivo di risorse.
Si può ritenere che la strategia finora analizzata segni dunque un passaggio decisivo: la sostenibilità nel settore moda non è più affidata a iniziative volontarie o a codici di condotta, ma si configura come un quadro normativo multilivello che incide sulla progettazione dei prodotti, sulla responsabilità del produttore, sulla trasparenza verso i consumatori e sulla governance delle catene globali del valore.
Quale ruolo svolge il Transition Pathway nel sistema europeo del tessile sostenibile?
Se la Strategia del 2022 definisce l’architettura normativa del settore tessile sostenibile, il “Transition Pathway for the Textiles Ecosystem” rappresenta uno strumento essenziale per la transizione nel settore tessile.
Il Transition Pathway si colloca nell’ambito della più ampia politica industriale europea e mira a guidare l’ecosistema tessile verso una competitività sostenibile, in cui la riduzione dell’impatto ambientale si integri con il rafforzamento produttivo e tecnologico. Il documento individua le principali vulnerabilità del comparto – forte dipendenza da importazioni extra-UE, frammentazione della filiera, limitata capacità di riciclo “fiber-to-fiber”, carenze nelle competenze professionali e nell’innovazione – e propone un percorso di trasformazione che, oltre alle misure tecniche e industriali, insiste sulla governance e sulla capacità di coordinare gli attori della filiera, con particolare attenzione alle PMI.
In termini operativi, viene individuata una strategia articolata che ruota attorno a pilastri ricorrenti:
- modernizzazione dei processi produttivi e riduzione dell’intensità energetica;
- sviluppo di tecnologie e infrastrutture per la raccolta, la selezione e il riciclo a ciclo chiuso;
- rafforzamento di modelli di business circolari (riuso, riparazione, “prodotto come servizio”, sistemi di ritiro e restituzione);
- sviluppo delle competenze verdi e digitali e riqualificazione professionale;
- rafforzamento della vigilanza del mercato e della cooperazione tra autorità nazionali per garantire condizioni di concorrenza leale nel mercato interno;
- attenzione alla dimensione sociale e alla sostenibilità lungo le catene globali del valore.
Un elemento particolarmente rilevante, in chiave di effettività, riguarda l’enforcement. Il percorso richiama infatti la necessità di rafforzare la vigilanza sul mercato anche mediante iniziative di azione coordinata, attraverso strumenti di tutela del mercato interno, inclusi meccanismi di contrasto alla contraffazione e alle violazioni della proprietà intellettuale nel settore moda. In parallelo, strumenti come l’Ecolabel UE per i prodotti tessili possono contribuire alla standardizzazione delle migliori pratiche.
Infine, tutte queste politiche europee comportano un cambiamento sostanziale: la sostenibilità non è più una scelta volontaria o un elemento di comunicazione, ma un parametro di conformità e di competitività strategica. La capacità di anticipare gli sviluppi normativi, adeguare la progettazione dei prodotti, rafforzare la tracciabilità e organizzare la gestione del fine vita diventa parte integrante della gestione del rischio e della tenuta industriale nel mercato europeo.
Revisionato da: Celeste Martinez Di Leo
Data di pubblicazione: 6 Maggio 2026
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