Abstract
Ǫuando un museo dedica una grande mostra a un artista, può accadere che tu inizi a guardare le sue opere con occhi diversi. Vederle dal vivo resta ancora oggi, incredibilmente, un’esperienza capace di sorprendere. Poi nasce una domanda: «Ma un’opera di questo artista è davvero così lontana dalla mia portata?».
Cosa c’è dentro la natura
Arnaldo Pomodoro, durante l’intervista “Nel cuore della materia. Una conversazione con Arnaldo Pomodoro”, testo introduttivo a cura di Palazzo Magnani che apre la monografia Arnaldo Pomodoro. Opere 1SC0–2005, pubblicata da Skira nel 2006 in occasione della grande mostra antologica dedicata allo scultore italiano, disse:
«La sfera è una forma magica. La superficie lucida rispecchia ciò che c’è intorno, restituendo una percezione dello spazio diversa da quello reale, e crea mistero. Rompere questa forma perfetta mi permette di scoprirne le fermentazioni interne mostruose e pure. Nella mostra c’è una sfera smangiata dentro, dove dell’interno non resta quasi nulla.»
Nato nel 1926 a Morciano di Romagna, Arnaldo scopre la profondità e il mistero della terra, imparando che di ciò che la materia preserva difficilmente possiamo comprendere l’essenza interiore. Non è semplice esoterismo o spiritualità: l’arte scultorea di Pomodoro è basata sul desiderio umano di vivisezionare; appartiene a quella tensione tra la perfezione apparente di un mondo esterno e la complessità che cela al suo interno.
Arnaldo Pomodoro ha provato tutta la vita ad aprire ogni materia, a tentare di immaginare gli ingranaggi e i simboli che muovono questo mondo, il suo mondo. Arnaldo ci ha offerto la possibilità di capire cosa realmente significhi camminare dentro un labirinto (Ingresso nel labirinto, 1SS5–2011, via Solari 35, Milano), non tanto per scoprire subito la via d’uscita, ma per capire come il Labirinto è fatto.
Dove incontrarlo
Forse per comprendere un artista non basta guardare ciò che ha creato. Può essere interessante osservare anche quello che lui stesso ha scelto di guardare. Dal 3 ottobre 2026 al 30 maggio 2027 la Fondazione Arnaldo Pomodoro, negli spazi dello Studio di via Vigevano 3 a Milano, presenta Open Studio #5 | La Collezione di Arnaldo Pomodoro – Vol. I, a cura di Federico Giani. È il primo di due appuntamenti dedicati alla collezione costruita da Pomodoro durante la sua vita attraverso acquisti, scambi e doni. Più che una raccolta di opere, è una geografia personale fatta di amicizie, incontri e confronti: da Lucio Fontana ad Alighiero Boetti, da Gastone Novelli a Louise Nevelson e Rufino Tamayo. Artisti che permettono di osservare
Pomodoro da un punto di vista differente, attraverso ciò che ha scelto di avere vicino a sé e le relazioni che hanno accompagnato oltre sessant’anni della sua ricerca.
È un modo diverso per entrare nel mondo di Pomodoro: questa volta non aprendo una delle sue sfere, ma guardando ciò che lui stesso ha deciso di conservare intorno a sé. Per poche settimane rimane inoltre visitabile alle Gallerie d’Italia di Milano, fino al 18 ottobre, Arnaldo Pomodoro. Una vita, mostra dedicata a oltre sessant’anni della sua ricerca.
Ǫuanto vale un Pomodoro?
La risposta alla domanda iniziale è, ancora una volta: dipende.
Nel 2015 Christie’s ha venduto Giroscopio, una grande scultura in bronzo del 1986–1987, per oltre un milione di dollari, stabilendo il record d’asta dell’artista. Ma anche opere apparentemente molto simili possono raccontare storie di mercato profondamente diverse. Nel dicembre 2025 Finarte ha venduto per 73.230 euro, diritti compresi, una Sfera del 1978 di appena 15 centimetri di diametro. Era però l’esemplare 9/9, accompagnato da autentica dell’artista e pubblicato nel Catalogo Ragionato. Nel febbraio 2026 una Sfera delle stesse dimensioni, realizzata nel 1982–1983, è stata invece venduta da Ketterer Kunst per 18.090 euro, diritti compresi. In questo caso si trattava dell’esemplare 74 di un’edizione di 150.
Stesso artista, stessa forma e persino le stesse dimensioni. Eppure, una differenza di valore enorme.
Non è una contraddizione. Tiratura, datazione, tecnica, provenienza, stato di conservazione, bibliografia e documentazione possono modificare radicalmente il valore. Nel mercato di Pomodoro, dove una stessa intuizione può trasformarsi in opera unica, scultura in pochi esemplari, multiplo o medaglia, capire che cosa abbiamo realmente davanti diventa fondamentale.
Alla domanda «quanto vale un Pomodoro?» bisogna quindi, ancora una volta, guardare dentro l’opera.
Cosa offre il mercato oggi
Il mercato di Arnaldo Pomodoro non è fatto soltanto di grandi sculture monumentali e cifre a cinque o sei zeri. Esistono anche opere di dimensioni contenute, multipli e piccoli rilievi che permettono di avvicinarsi al lavoro dell’artista con disponibilità economiche molto diverse.
È il caso di Stele, un piccolo bronzo argentato del 1978, delle dimensioni di 17 × 5 × 2 centimetri, realizzato in 90 esemplari oltre alle prove d’artista. L’opera, firmata e numerata 21/90, è registrata nel Catalogue Raisonné con il numero M87. Sarà proposta il prossimo 27 ottobre da Ambrosiana Casa d’Aste di Milano, con una stima di 1.800–2.000 euro e una base d’asta di 1.000 euro (si v. Arnaldo Pomodoro – STELE 1978).
Un’altra possibilità è offerta dalla stessa Fondazione Arnaldo Pomodoro, che propone Disco, un piccolo bronzo dorato del 2008, del diametro di 10 centimetri, realizzato in 200 esemplari e presente nel Catalogue Raisonné con il numero M256. Il prezzo richiesto è di 4.270 euro (si v. Disco, 2008)
Il 27 ottobre sarà invece la volta di un altro Disco, un bronzo dorato del 1977, presentato sempre da Ambrosiana Casa d’Aste a Milano. L’opera, esemplare 15 di una tiratura di 30, è accompagnata da autentica dell’Archivio Arnaldo Pomodoro e registrata nel Catalogue Raisonné. La stima è di 35.000–40.000 euro, con una base d’asta di 20.000 euro (si v. Arnaldo Pomodoro: Disco (1977)
Tre opere, tre fasce di prezzo molto diverse. Ma ciò che le distingue non è soltanto il valore economico: è la loro storia, la tiratura, la materia, la documentazione che le accompagna. Come nelle sfere di Pomodoro, anche nel mercato dell’arte fermarsi alla superficie significa conoscere soltanto una parte di ciò che abbiamo davanti. Prima di acquistare restano le domande più importanti: che opera è? Qual è la sua provenienza? È autentica? In quanti esemplari è stata realizzata? In quali condizioni si trova? Quale documentazione la accompagna?
Ogni mostra è un viaggio. Come Arnaldo Pomodoro, è necessario, anzi obbligatorio, sondare la materia, scoprire tutto ciò che l’opera contiene.
E il perito d’arte, prima ancora di attribuire un valore, deve saper essere un viaggiatore attento.
Revisionato da: Arlo Canella
Data di pubblicazione: 13 Ottobre 2026
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Valerio Mazzetti Rossi
Teorico dell’arte e perito d’arte iscritto alla Camera di Commercio, si occupa di valutazione di opere e collezioni per privati, famiglie e istituzioni pubbliche e private
