Abstract
I sandali Birkenstock possono essere protetti dal diritto d’autore? Con una sentenza del 23 settembre 2026, il Tribunale olandese di Gelderland ha riconosciuto a Birkenstock una tutela limitata ad alcuni elementi creativi dei suoi modelli, ravvisandone la riproduzione nei prodotti commercializzati da Lidl. La decisione chiarisce perché la semplice somiglianza tra due prodotti non basta, da sola, a stabilire se un’imitazione sia illecita.
Birkenstock contro Lidl: cosa ha deciso il Tribunale olandese
Riprendere le linee di un prodotto molto conosciuto è una pratica frequente nella moda. Ma dove finisce la legittima ispirazione e dove inizia la violazione del diritto d’autore? La questione è stata affrontata dal Tribunale di Gelderland, nei Paesi Bassi, in una controversia tra Birkenstock e alcune società coinvolte nella commercializzazione di sandali simili a quelli del marchio tedesco.
La controversia riguardava cinque celebri modelli di sandali Birkenstock – Arizona, Madrid, Gizeh, Florida e Boston – e alcuni prodotti simili commercializzati da Lidl. Birkenstock sosteneva che tali prodotti riproducessero caratteristiche creative dei propri sandali, senza autorizzazione. Il giudice ha quindi dovuto stabilire quali parti dei sandali fossero effettivamente protette e se fossero state riprese nei prodotti contestati.

L’esito è stato favorevole a Birkenstock, ma soltanto in parte. Il Tribunale ha riconosciuto la protezione autoriale a uno specifico elemento del profilo laterale della parte inferiore, comune ai cinque modelli, e a uno specifico elemento della fascia superiore del modello Madrid. Non ha invece considerato protetti tutti i componenti dei sandali, né la forma anatomica del plantare in quanto tale.
Lidl Nederland e la società produttrice e importatrice Rieg & Niedermayer sono state condannate a cessare le condotte lesive nei Paesi Bassi, prevedendo una penale di 5.000 euro per ogni giorno di inosservanza, fino a un massimo di 250.000 euro. Il giudice ha inoltre disposto un obbligo di rendicontazione e riconosciuto il diritto di Birkenstock al risarcimento dei danni, da quantificare in un procedimento successivo.
Un sandalo può essere protetto dal diritto d’autore?
Il nodo della controversia non era la fama di Birkenstock, ma l’originalità delle singole caratteristiche dei sandali. Il successo commerciale di un prodotto non dimostra automaticamente che la sua forma costituisca un’opera protetta.
Un sandalo, infatti, deve innanzitutto sostenere il piede, consentire di camminare, e garantire stabilità. Parte della sua forma dipende, quindi, da necessità tecniche ed ergonomiche. Questo, però, non esclude che alcuni dettagli possano esprimere scelte libere e creative del designer. .
Il parametro giuridico deriva dagli articoli 2, 3 e 4 della Direttiva 2001/29/CE, come interpretati dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea nella sentenza del 4 dicembre 2025, relativa alle cause riunite C-580/23 e C-795/23 (Mio e Konektra). Un oggetto di design può beneficiare del copyright se costituisce una creazione intellettuale propria dell’autore, capace di rifletterne la personalità attraverso scelte libere e creative.
Come approfondito nell’articolo La Corte di Giustizia UE torna sulla “creatività” autoriale applicata ai design, non esiste una soglia di originalità più elevata per le opere delle arti applicate. Né bastano il pregio estetico, la notorietà o la semplice possibilità di scegliere tra forme diverse: occorre individuare nella configurazione concreta del prodotto una scelta realmente creativa, non imposta dalla funzione o da altri vincoli).
Seguendo tale criterio, il Tribunale olandese ha escluso la protezione autonoma di vari elementi del plantare Birkenstock:la cavità destinata al tallone, il sostegno dell’arco plantare e il rilievo in corrispondenza delle dita sono infatti soluzioni direttamente collegate alla forma del piede e alle esigenze di comfort. Anche la scelta di lasciare visibile il sughero o di utilizzare più strati di materiali è stata giudicata non sufficientemente creativa. Diversa, invece, la conclusione relativa al profilo laterale della parte inferiore del sandalo. Il Tribunale ha ritenuto originale il particolare dislivello che crea una sorta di parete nella zona posteriore e scende, con un andamento ondulato, verso la punta. Secondo il giudice, questa specifica soluzione estetica non è imposta dalla funzione anatomica del plantare, ma costituisce il risultato di una scelta libera e creativa. Si tratta, quindi, di un elemento che può beneficiare della protezione autoriale.
Per il modello Madrid, la protezione è stata riconosciuta anche alla sovrapposizione di una fascia più stretta, larga circa due centimetri, a una fascia più ampia, di circa cinque centimetri. Al contrario, non hanno superato il vaglio di originalità le parti superiori dei modelli Arizona, Florida e Boston e Gizeh, considerate, nei profili esaminati, funzionali, comuni o espressive di un semplice sitle.
Il Tribunale ha poi accertato che i sandali Lidl riprendevano in modo riconoscibile il profilo laterale tutelato e, per il Madrid, della conformazione delle fasce. Il fatto che i prodotti Lidl presentassero alcune differenze nelle dimensioni o nelle proporzioni non è stato considerato sufficiente a escludere la violazione.
Quando il lookalike diventa una violazione?
La decisione distingue due domande che spesso vengono confuse: un prodotto assomiglia a un altro? E ne riproduce gli elementi creativi protetti? Soltanto la seconda è decisiva per accertare una violazione del diritto d’autore. Due sandali possono condividere una forma anatomica, una fibbia o uno stile essenziale senza che ogni somiglianza costituisce contraffazione.
La Corte di Giustizia, nella sentenza Mio e Konektra, non si esaurisce nell’impressione visiva complessiva, rilevante per la disciplina dei disegni e modelli. Occorre invece verificare se gli elementi originali dell’opera siano stati riprodotti in maniera riconoscibile. Anche un singolo dettaglio può contare, purché sia effettivamente creativo.
Il caso dimostra così che il copyright può affiancarsi alla tutela dei disegni e modelli, ma non coincide con essa. Come emerge anche dalle riflessioni sul valore artistico nel design, scegliere lo strumento di tutela richiede di distinguere l’originalità autoriale dalla novità e dal carattere individuale propri dei disegni e modelli.
La vittoria di Birkenstock sul terreno del copyright non è stata accompagnata da un analogo riconoscimento sul piano della concorrenza sleale. Secondo la giurisprudenza richiamata dal Tribunale, imitare un prodotto non protetto da un diritto esclusivo è, in linea di principio, lecito. Può diventare illecito quando determina un rischio di confusione evitabile e il prodotto originale presenta una propria fisionomia distintiva nel mercato di riferimento.
Le prove non dimostravano adeguatamente la distintività delle parti superiori dei modelli Arizona, Florida, Boston e Gizeh nei momenti rilevanti, in particolare nel 2018 e nel 2025. Il Tribunale ha considerato anche la presenza, da anni, di numerosi sandali simili sul mercato olandese, osservando che l’azione di contrasto intrapresa da Birkenstock non aveva impedito il consolidarsi di quelle imitazioni. La notorietà del marchio e gli elevati volumi di vendita, da soli, non colmavano il vuoto probatorio.
Per le imprese della moda e i designer, il caso Birkenstock conferma l’importanza di individuare con precisione gli elementi originali, spiegare in che modo esprimano scelte creative e documentarne l’origine. Allo stesso tempo, quando si invoca l’imitazione servile, occorre una prova distinta: non basta dimostrare che il marchio è famoso, ma è necessario chiarire come la forma del prodotto si distingua dalle alternative presenti sul mercato e quale rischio di confusione produca la copia.
Chi progetta o commercializza prodotti ispirati a modelli già esistenti dovrebbe, a sua volta, verificare non solo l’aspetto complessivo, ma soprattutto se riprende elementi creativi che potrebbero essere protetti. Il caso Birkenstock insegna che una forma funzionale può restare liberamente utilizzabile, mentre un elemento apparentemente secondario può essere protetto. La valutazione dipende dalle caratteristiche concrete del prodotto, dai precedenti di mercato e dalle prove disponibili.
Revisionato da: Margherita Manca
Data di pubblicazione: 28 Ottobre 2026
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